
Da due lussi, circa, nella sfera massonica è venuto a dare la penetrazione della giustizia profana e le questioni di assoluta competenza dell’Ordine. Tale fenomeno, favorito dall’imprudenza di alcuni Massoni, si è verificato nei Grandi Orienti della Spagna, della Francia, del Paraguay e della Colombia, paesi in cui – tra parentesi – la giustizia lascia molto a desiderare.
Nel caso colombiano, non è un segreto per nessuno che in questo bel paese, corrotti e delinquenti agiscono sulla clemenza della giustizia e sull’inefficacia della legge. Il mondo intero conosce la inquietante realtà in cui sopravvive il popolo della Colombia, terra dove le mafie hanno invaso i vari rami del potere pubblico, hanno tolto la vita a illustri personaggi e hanno annacquato la fiducia nella legge come fondamento dello Stato di diritto. In questo contesto, nel 1985, il Supremo Consiglio del Grado 33° per la Colombia, Rito Scozzese Antico e Accettato, pronunciò un pronunciamento sulla problematica nazionale, nel quale esprimeva quanto segue: “È vero, per quanto ci ripugna confessarlo, che la Nazione Colombiana è gravemente malata e che è assurdo e controproducente trattare uno Stato anormale, con le procedure convenzionali consacrate accademicamente e politicamente”[1].
Queste parole, pronunciate dall’Alto Consiglio, sono patetiche. Non c’è dubbio che il nostro Stato Nazionale sia malato. Di conseguenza, c’è una sfiducia collettiva nella legge e nella giustizia colombiane. Nonostante questa diffidenza diffusa, nell’anno 2004, il Molto Respetable Gran Maestro della Molto Respetable Gran Logia del Nord della Colombia, con sede a Barranquilla, è stato disonorato da due Massoni che lo hanno portato nell’ufficio di un giudice della Repubblica, dove si è imposto, ovviamente, il criterio di un profano, destro nella sua professione, ma ignorante dello svolgimento del nostro lavoro, del nostro simbolismo e dei nostri principi massonici.
Questi fatti, che si verificano a diverse latitudini, mostrano chiaramente le lacune esistenti nel processo educativo di alcuni membri dell’Augusta Istituzione e la penetrazione, conseguenza logica, di “spazzatura e metalli” nei loro Templi. Coloro che procedono così dimenticano che alla giustizia massonica e alla giustizia profana corrispondono due ambiti distinti, che si possono distinguere se si comprendono i seguenti punti:
Primo posto. Nel rituale di iniziazione si simboleggia l’uscita del profano dal mondo delle tenebre per entrare nel mondo della luce. Il mondo delle tenebre è, per la Massoneria, la società profana, che comprende tutto ciò che è al di fuori del Tempio Massonico. Vale a dire “l’umana società con tutto il terribile corteo di passioni, odi, gelosie, tradimenti, guerre e calamità di ogni genere, a cui danno origine i meschini impulsi dell’interesse e dell’egoismo, contro i quali l’uomo virtuoso deve lottare senza tregua”[2]. In altre parole, il mondo esterno al Tempio massonico è di corruzione, fanatismo e abnegazione. Stando così le cose, un massone non può accettare che il profano regni sull’alveare della luce, che un giorno, con il suo splendore, gli abbagliò lo sguardo.
2°. Le nostre Camere, Simboliche e Scozzesi, sono custodite dal mondo esterno da custodi templi, che simboleggiano il processo soggettivo per cui la coscienza dell’uomo Risveglio, che è la coscienza del Massone, si isola dall’esterno, e si immerge nelle profondità dell’assoluto libero, lontano dalla falsità e dal tradimento del mondo, per lavorare per l’educazione individuale e la rigenerazione del genere umano[3]. A questo punto è importante chiarire che, per la Massoneria, “l’educazione è sempre indispensabile; solo che bisogna fare in modo che non parta dall’esterno verso l’interno, ma, al contrario, da questo verso l’altro”[4].
3°. Le motivazioni della giustizia profana provengono dall’esterno dell’essere umano. Per il Massone, invece, il giudice è interiore ed è il prodotto delle proprie convinzioni e determinazioni riflessive e deliberative. Tale giudice si basa sulla Legge del nostro Essere. Al riguardo dice Aldo Lavagnini: “L’unica Legge e la Legge più vera che abbiamo sempre bisogno di osservare è dunque la legge del nostro Essere, la nostra intima legge, che infallibilmente ci indica in ogni circostanza una linea d’azione retta, giusta e degna[5]”. In altre parole, il vero processo giudiziario nella Massoneria si svolge nella nostra coscienza, nei nostri cuori, nel nostro mondo interiore e non nel mondo esteriore. Tuttavia, il massone è rispettoso della legge profana e l’autorità legittimamente costituita. Così lo sottolinea la Liturgia del Grado di Apprendista, quando afferma: “Noi, lo sapete bene, non insegniamo la violazione di alcuna legge, non dimentichiamo il rispetto dovuto a Cesare, né ci rifiutiamo di pagargli il tributo”[6]. Ma riconosciamo “al di sopra di ogni Legge e Autorità umana la Legge Suprema della Verità e la Suprema Autorità dello Spirito”[7]. In questo riconoscimento troviamo una libertà
QUARTO. La giustizia profana, in un modo o nell’altro, è legata alla fonte dogmatica delle religioni positive. Per questo infligge castighi in massa, e di fronte all’impossibilità di correggere l’uomo, lo abbandona nel labirinto della sua angoscia esistenziale, che lo porta a rifugiarsi nell’aldilà. Alla fine di ogni processo giudiziario profano nasce il risentimento, la vendetta, e nel migliore dei casi, il perdente lascia tutto alla “giustizia divina”, che si fonda sul timore e sul castigo della divinità. La Massoneria, invece, non ha bisogno dei codici del terrore, perché si suppone che il Massone sia un uomo libero e di buone maniere. Da qui la sentenza: “L’uomo onesto non ha bisogno di altre leggi che quelle della sua coscienza per sapere ciò che deve o non deve eseguire…”[8]. Nello stesso senso, uno dei viaggi che compie il Compagno Massone, in cui abbandona la regola, gli insegna che verrà un momento nella sua evoluzione individuale, in cui il suo stato di completa libertà renderà ogni regola esterna (si intenda la norma o la legge) inutile per lui. Anzi, arriverà il giorno in cui questa regola esteriore costituirà un ostacolo al suo sviluppo individuale[9]. Di conseguenza, il vero Massone non ha bisogno di coercizione di norme esterne. Egli, come uomo libero e di buone maniere, deve sempre mantenere l’impeccabilità della sua condotta, dovunque si trovi.
5°. La giustizia profana è inquadrata nel diritto profano, che è essenzialmente uno strumento perpetuante dell’instaurazione e dello status quo. Massoneria, invece, è un’istituzione che incoraggia la trasformazione dell’uomo, in senso individuale, e l’emancipazione dell’umanità in senso generale. Per questo l’Ordine sostiene: “Che sebbene la Massoneria sia un’Istituzione umana, e nell’umano non c’è posto per la perfezione, i difetti e gli errori dei S.H. sono scrupolosamente giudicati, ma da un punto di vista del tutto fraterno, cercando così la correttezza e l’esemplarità che ci conduca al perfezionamento fisico e morale[10]”. Per questo motivo, le pene massoniche sono considerati come un mezzo, ma mai come un fine[11]. Di conseguenza, la Costituzione massonica e gli Statuti di una Grande Loggia non hanno l’intenzione repressiva, ma l’interesse di educare il Fratello Massone.
6°. La legge massonica, nelle mani dei profani, sarà sempre messa in discussione, come accadde nel 2004, quando un giudice di Barranquilla, risolvendo un’azione di tutela presentata da due Massoni, citò il numero 16 Articolo 9° dello Statuto n° 2 della Gran Logia del Norte de Colombia, che illustra all’iniziato uno dei suoi doveri, che è quello di: “Non presentarsi ai tribunali profani contro un Massone regolare senza aver prima richiesto la mediazione della sua Logia e ottenuto la sua autorizzazione”. Il giudice ha poi osservato: “disposizione priva di senso, in quanto contraria alla legge, i soci non possono impegnarsi alla forzata rinuncia al diritto fondamentale di accesso all’amministrazione della giustizia”. Fortunatamente, i due Massoni tutelanti non hanno allegato le Liturgie al Signore giudice, perché egli avrebbe forse visto nei nostri simboli e giuramenti, la vendetta e l’omicidio, fenomeni propri della società profana, che rifiuta categoricamente la Massoneria.
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7°. Per tutto quanto sopra, qualsiasi problema che sorga tra Massoni, deve essere risolto all’interno dell’istituzione, che a tal fine ha una propria Costituzione, Statuti e Regolamenti, ai quali, liberamente e spontaneamente, giuriamo di rispettare e rispettare. La giustizia massonica è fatta in casa propria, che è la Grande Casa, e non in casa altrui. Ora, se si verifica il giudizio massonico, il legittimo massone saprà mantenere la calma necessaria e la prudenza indispensabile per dominare gli istinti, quando questi cercheranno di turbargli la ragione. Non dimentichiamo che il Massone deve essere comprensivo anche con l’incomprensione. Di conseguenza, sarà sempre sereno «tra la Sapienza che lo ispira e la Giustizia che governa i suoi atti»[12]. Al termine del processo massonico, egli riceverà il verdetto come cavaliere d’onore e in nessun momento cercherà giustificazioni per ricorrere ai tribunali profani per risolvere i problemi massonici, che devono essere risolti solo, come già detto, in seno alla Augusta Istituzione.
Salute… Forza… e unione

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