VITA DI LOGGIA Il Pendolo del Libero Arbitrio: Riflessioni Morali al Solstizio d’Inverno(Un Maestro Libero Muratore contempla il pavimento a scacchi della Loggia)

Il pavimento a scacchi, simbolo di luce e ombra, di bene e male, mi ricorda l’eterna lotta che si consuma nel cuore dell’uomo.

Una lotta che, mi pare, si possa condensare in due nomi: Kant e Nietzsche.

L’uno, costruttore di solide architetture morali, fondate sull’imperativo categorico, su un dovere che si erge come una colonna dorica, inattaccabile.

L’altro, iconoclasta, distruttore di idoli, che con la forza di un vento impetuoso spazza via le convenzioni, proclamando la necessità di andare “al di là del bene e del male”.

Kant, con la sua logica ferrea, ci consegna una morale universale, un codice inscritto nella ragione stessa.

Nietzsche, con la sua passione dionisiaca, ci invita a creare i nostri valori, a forgiare la nostra morale come un’opera d’arte.

Chi dei due ha ragione?

La domanda mi risuona dentro come un colpo di maglietto sul metallo.

Ma la risposta, forse, non è univoca. Forse, come un antico adagio sussurra, “dipende”.

Dipende da noi, dalla nostra capacità di esercitare il libero arbitrio.

La morale, allora, non è un dato immutabile, una tavola della legge scolpita nella pietra.

È piuttosto un pendolo che oscilla tra l’ordine e il caos, tra il dovere e la volontà.

Un pendolo il cui movimento è determinato dalla nostra libertà.

Siamo noi a scegliere se aderire all’ordine kantiano, alla disciplina del dovere, o se abbracciare il caos nietzscheano, la vertigine della creazione.

Questa responsabilità, questa libertà di scegliere, è il dono e la condanna dell’uomo. È ciò che ci rende al tempo stesso artefici del nostro destino e responsabili delle nostre azioni.

La morale, in definitiva, non è qualcosa di esterno a noi, ma una dimensione intrinseca al nostro essere, una continua negoziazione tra le nostre aspirazioni e i nostri limiti.

Come Massoni, siamo chiamati a lavorare incessantemente alla nostra elevazione morale, a squadrare la pietra grezza che è in noi.

Questo lavoro non consiste nell’adesione cieca a un sistema morale precostituito, ma in una continua ricerca, in un dialogo interiore tra la ragione e l’istinto, tra il dovere e la libertà.

Il pavimento a scacchi ci ricorda che la vita è un continuo alternarsi di luci e ombre.

Ma è proprio in questo chiaroscuro che si manifesta la nostra umanità, la nostra capacità di scegliere, di decidere chi vogliamo essere.

La morale, in ultima analisi, è la nostra risposta a questa domanda fondamentale: chi sono io?

E la risposta, cari Fratelli, dipende da voi.

Miniatura di Jean-Luc Leguay


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