

È uno dei pilastri fondamentali della filosofia politica e morale ed è stato oggetto di riflessione dagli antichi filosofi greci ai pensatori contemporanei. A livello di base, la giustizia si riferisce all’idea di trattare le persone in modo equo, rispettando i loro diritti e assicurando che venga loro dato ciò che spetta loro. Tuttavia, ciò che significa “dare a ciascuno ciò che gli spetta” è un argomento profondamente discusso e varie correnti filosofiche offrono risposte diverse.
Platone, nella sua opera La Repubblica, definì la giustizia come un’armonia tra le varie parti della società, dove ogni individuo svolge la sua funzione secondo la sua natura e le sue capacità.
Per Platone, la giustizia era un ordine sociale che dipendeva dalla corretta distribuzione dei ruoli, con i filosofi al governo, i soldati che difendono e i produttori che sostengono la comunità.
Così, la giustizia non era solo una questione di equità nel trattamento individuale, ma anche una questione di funzione sociale e di benessere collettivo.
Al contrario, Aristotele, nella sua etica a Nicomaco, ha introdotto la nozione di giustizia distributiva e correttiva. La giustizia distributiva si riferisce all’equa distribuzione dei beni, secondo il merito di ciascun individuo, mentre quella correttiva cerca di correggere gli squilibri che si verificano quando si violano diritti o si commettono ingiustizie, come nel caso di danni o reati.
Secondo Aristotele, la giustizia consiste nel dare a ciascuno ciò che gli spetta secondo l’uguaglianza o il merito, il che implica un approccio più focalizzato sull’equità individuale.
Durante l’età moderna, filosofi come Thomas Hobbes e John Locke ribaltarono il concetto, collegandolo al contratto sociale. Hobbes, per esempio, vedeva la giustizia come il rispetto degli accordi stabiliti in un contratto sociale, in uno stato di pace e ordine, mentre Locke difendeva l’idea che la giustizia si fonda sui diritti naturali dell’individuo, come la vita, la libertà e la proprietà, e qualsiasi violazione di questi diritti è ingiusta. Per Locke, il ruolo del governo era proteggere questi diritti.
Nel ventesimo secolo, il filosofo John Rawls ha offerto una teoria della giustizia che si concentrava sull’idea di “giustizia come equità”. Nella sua opera Teoria della giustizia, Rawls ha proposto che le istituzioni sociali debbano essere organizzate in modo tale che i benefici e gli oneri della società siano distribuiti in modo equo, tenendo conto delle disuguaglianze. Rawls ha introdotto il “velo dell’ignoranza”, un esperimento mentale in cui le persone, nel progettare le regole di una società, lo farebbero senza sapere quale posizione occuperebbero in essa, il che li porterebbe a creare un sistema giusto che favorisca i più svantaggiati.
Oggi il concetto di giustizia continua ad essere un tema di intenso dibattito, soprattutto per quanto riguarda questioni quali la distribuzione della ricchezza, i diritti umani, la giustizia riparativa (che si concentra sulla riparazione dei danni causati dal crimine) e la giustizia sociale. Le domande su cosa sia “giusto” e come dovrebbero organizzarsi le società per garantire che tutte le persone siano trattate in modo equo rimangono fondamentali nella politica e nell’etica contemporanee. La ricerca di un concetto chiaro e applicabile di giustizia è una sfida continua, poiché dipende non solo dalle teorie filosofiche, ma anche dai valori e dai contesti sociali in cui si applicano.

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