Il lavoro più silenzioso.
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Nel giorno in cui si celebra, giustamente, la dignità del lavoro — che nutre, struttura, rende liberi e parte attiva della società — vale la pena soffermarsi anche su un altro lavoro, invisibile, spesso dimenticato, ma decisivo: il lavoro interiore di sgrossamento della propria grezza.
Non si tratta di un esercizio teorico o di un raffinato passatempo spirituale, ma di un impegno costante, quotidiano, fatto di attenzione, silenzio, introspezione, vigilanza. Un lavoro progressivo senza fine che non genera ricchezza materiale, ma consapevolezza.
Come curiamo il corpo con l’igiene e l’allenamento, così dovremmo occuparci dell’anima: liberandola dalle incrostazioni dell’abitudine, dai rancori accumulati, dai pensieri tossici, dall’inerzia emotiva. È un lavoro di puluzia e di semina, di potatura e di pazienza.
Non si nasce migliori. Si lavora per diventarlo.
E questo lavoro non conosce orari, né ferie, né stipendi, ma dona una ricompensa rara: una coscienza limpida, un cuore non inquinato, una presenza viva e autentica nel sociale.
Senza disciplina, senza metodo, senza fatica, nessuna trasformazione è possibile.
Il vero Iniziato, l’Uomo liberoe di buoni costumi, è colui che non smette mai di lavorare sul proprio Sé.
In fondo, non c’è libertà che non passi per l’autoconoscenza, nè giustizia che non nasca da una coscienza pulita e nemmeno pace sociale duratura che non sia preceduta da una pace interiore guadagnata col duro lavoro spirituale.
Ecco perché oggi, accanto a chi lavora con le mani, celebriamo anche chi lavora con l’anima.
Chi ha orecchie per intendere, intenda. 🙏
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Il lavoro
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