Scritto intimo e mistico attribuito a Hiram Abiff, maestro architetto e figlio della vedova. È impregnato di linguaggio esoterico, simbolismo massonico e tono iniziatico:
Testamentum Hiram
Sigillato sotto il segno della Bussola e della Squadra
Io, Hiram Abiff, servo del Grande Architetto dell’Universo, scrivo queste parole non con inchiostro, ma con il fuoco che brucia nel cuore dell’Iniziato.
Ho misurato i cieli con la Squadra, e con la Bussola ho tracciato gli archi del Tempio Invisibile. Ogni pietra che ho lavorato porta il sigillo del silenzio, il segno della volontà e il peso della verità.
Non cercare il mio nome tra i libri dei re o tra i registri della guerra; cercalo nell’ombra proiettata dalla Luce d’Oriente, nell’eco della Parola che non è ancora stata pronunciata.
La Parola… non si trasmette da labbra corruttibili, né si impone con la violenza.
Si rivela nel cuore di colui che è stato dimostrato dal martello del dolore, dallo scalpello del dovere e dalla regola della giustizia.
Tre volte mi verrà chiesto, e tre volte risponderò con Silenzio. E quando cadrà, non sarà la fine… ma il Velo.
A te che porti il Mandil bianco e guardi il mezzogiorno con fervore:
Non piangere la mia morte. Cercalo in te.
Eleva il tuo Tempio interiore. Sii tu la Parola.
Quando il Maestro sarà nuovamente riconosciuto e l’Oriente si aprirà alla fine dei Tempi, saprai che non sono mai partito.
Sono il figlio della vedova.
Sono il Guardiano dell’Irrivelato.
Sono la Pietra Angolare che è stata respinta.

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