Il mito dei templari

Templari

Il Mito dei Templari e Umberto Eco: Per un Ristabilimento della Verità Storica

Le recenti celebrazioni per l’anniversario dell’arresto dei Templari, avvenuto il 13 ottobre 1307, offrono uno spunto di riflessione sul mito che circonda questo antico ordine cavalleresco.

La storicità delle accuse mosse contro di loro, specialmente quelle formulate dal re di Francia Filippo il Bello e da papa Clemente V, è ormai considerata dalla maggior parte degli storici come infondata, giustificata solo da motivazioni materiali, ossia la brama di possederne le enormi ricchezze.

### Origine e Ricchezza dei Templari

L’Ordine dei Templari nacque nel contesto delle Crociate, con lo scopo di proteggere i pellegrini cristiani e difendere i territori conquistati in Terra Santa.

Nel corso dei secoli, i Templari si trasformarono in una potenza militare e finanziaria, contribuendo all’espansione commerciale attraverso operazioni bancarie, prestiti e investimenti.

Questa prosperità attirò l’invidia e la rapacità di sovrani e autorità ecclesiastiche, che cercarono di appropriarsi delle loro sostanze.

L’arresto di massa dei membri dell’Ordine fu giustificato da accuse di eresia, sodomia e pratiche occultistiche, molte delle quali risultarono essere invenzioni mirate a schiacciare un potere economico scomodo.

Nonostante le prove contro i Templari fossero in gran parte costruite su confessioni estorte sotto tortura, il mito che li avvolge resta forte e si riflette nelle fantasie collettive, in particolare nel contesto massonico.

Alcuni autori hanno perfino ipotizzato un’origine templare della Massoneria, una tesi priva di fondamento che trae origine dalle narrazioni del cavaliere Ramsay, il quale inventò una genealogia tra i Templari e i massoni per fini politici, legati al tentativo di restaurare gli Stuart in Inghilterra.

Il Ruolo di Ramsay e la Buffonata della “Stretta Osservanza Templare”

Ramsay, con la sua travolgente fantasia, diede vita a leggende che associavano i Templari alla Massoneria attraverso l’ideazione di un “XXX grado” nel Rito Scozzese, idea che si distaccava completamente dai principi fondamentali della Libera Muratoria, che escludeva categoricamente la politica e la religione dai dibattiti nelle logge.

A questo proposito, anche la “Stretta Osservanza Templare”, ideata dal barone Von Hund, contribuisce a perpetuare tale mito. Egli manipolò la narrativa massonica, adornandola di misteri e segreti ispirati ai Templari, riuscendo ad attrarre numerosi membri della nobiltà.

La dissoluzione della “Stretta Osservanza Templare” nel 1782, sancita durante il Convento Massonico di Wilhelmsbad, ha rappresentato un punto di svolta.

Il conte Joseph De Maistre si oppose a queste elucubrazioni storiche, ribadendo l’importanza di una narrazione veritiera e razionale.

La sua allocuzione, intitolata “Fratelli, ma ci conviene davvero raccontare che discendiamo dai Templari?”, segnò la fine di una fase storica intrisa di fantasia e illusione.

Il Paradosso della Massoneria

L’assegnazione di un’origine templare alla Massoneria è contraddittoria, poiché l’Ordine dei Templari, nella sua essenza, era profondamente legato alla Chiesa cattolica romana e alle sue pratiche monastiche.

La Massoneria, al contrario, si pone come un’istituzione laica, basata su principi di libertà, tolleranza e razionalità.

Questo paradosso rende evidente la crisi di identità che molti ordini massonici contemporanei affrontano nel tentativo di leggittimarsi attraverso una mitologia che non solo distorce la storia, ma minaccia di confondere i suoi stessi principi.

La Persistenza del Mito e il Ruolo della Cultura

Il mito dei Templari continua a esercitare un fascino straordinario e si perpetua attraverso i secoli grazie a opere letterarie, cinematografiche e anche giochi di ruolo, mantenendo viva una narrazione che spesso si discosta dalla verità storica.

Vitale è l’intervento di studiosi e scrittori, come Umberto Eco, nel chiarire le distorsioni e separare il grano dalla zizzania.

Umberto Eco, noto per la sua capacità di intrecciare storia e narrativa, ha sempre avuto un’attenzione particolare verso i fenomeni culturali.

Le sue osservazioni sul “matto” che si aggrappa a tesi senza logica, sono illuminanti nel contesto del mito dei Templari.

Eco scrive:

“Ci arrivo. Il matto lo riconosci subito. È uno stupido che non conosce i trucchi. … Il matto ha una idea fissa, e tutto quel che trova gli va bene per confermarla.

E le parrà strano, ma il matto prima o poi tira fuori i Templari.”

Questa riflessione mette in luce non solo l’importanza del pensiero critico, ma anche il rischio di cadere nella trappola delle convinzioni infondate, un rischio che aleggia attorno a figure storiche come i Templari.

Conclusione

In sintesi, il mito dei Templari offre un interessante campo di studio per comprendere come la storia possa essere distorta e reinterpretata attraverso le lenti di interessi scolastici, politici e culturali.

La storia reale, mentre affonda le radici in complesse dinamiche sociali ed economiche, deve essere tutelata e interpretata con rigore. Umberto Eco, attraverso il suo approccio critico e analitico, ci invita a non lasciarci ingannare dalle illusioni, ma a cercare sempre la verità, anche quando questa può apparire più banale delle meraviglie narrate dalle favole.

Ristabilire la verità storica sui Templari non è solo un compito per storici e accademici, ma un dovere di ogni persona consapevole, per garantire che la nostra comprensione del passato sia fondata sulla realtà e non sull’immaginazione.

Questo processo implica interrogarsi continuamente sulle fonti, sulle motivazioni e sul contesto storico, affinché il mito ceda il passo alla verità.


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