Santo Stefano e la lapidazione che non finisce

La lapidazione



🌿 **Prefazione all’Infinito** 🌿

Nell’intimità della trama della nostra esistenza, si intrecciano verità antiche e moderne, racconti di martiri che risuonano attraverso i secoli.

Santo Stefano, il primo martire cristiano, non è solo un nome da ricordare in una pagina di storia: è unico, emblematico, portatore di un messaggio eterno.

La sua lapidazione, avvenuta intorno all’anno 34, è una rappresentazione vivida di come la verità possa scatenare la violenza, non solo fisica ma morale e sociale.

Stefano, con la sua incrollabile fedeltà alla verità, ha trasgredito ciò che era “conveniente”.

Non si è piegato alle pressioni di una società che richiedeva conformismo, che temeva l’illuminazione di una coscienza libera.

Le pietre che lo colpirono non erano semplicemente sassolini, ma simboli del giudizio umano, dell’oppressione esercitata da coloro che si sentivano investiti di una sacralità perversa.

### **Il Velo della Storia**

È essenziale comprendere il contesto della sua morte.

Non fu un incidente.

Non si trattò di un semplice atto di follia da parte di una folla infuriata.

Fu un attacco orchestrato da uomini che indossavano la maschera del rispetto, una maschera che celava l’intolleranza e la paura di chi detiene il potere.

Quegli uomini religiosi, quegli agenti dell’ordine costituito, difesero il loro altare di ideali, le loro tradizioni, senza rendersi conto di quanto profondo fosse il legame tra loro e la violenza che infliggevano.

Oggi, quella lapidazione continua, non nei termini brutali del passato, ma attraverso maniere più subdole, raffinate.

Le pietre si sono trasformate in sguardi, in parole sussurrate alle spalle, in atti di esclusione che, pur nella loro apparente civiltà, portano con sé il peso di una condanna sociale pesantissima.

### **Sotto il Giudizio dell’Ordine**

La lapidazione moderna si esplica in molte sfaccettature.

Pensiamo a chi perde il lavoro per aver difeso i propri valori.

Chi si oppone a richieste disoneste viene isolato, e a licenziarlo può essere un dirigente che, nel suo gesto, si sente un custode dell’ordine.

Un uomo perbene, convinto di mantenere l’integrità di un sistema che, in realtà, schiaccia la verità.

Le madri che crescono i figli in solitudine, non perché abbiano sbagliato, ma per non conformarsi al canone canonico della famiglia tradizionale, vengono giudicate aspramente. Altre madri, ben integrate e felici delle proprie scelte, non esitano a colpire, a lanciare le loro pietre invisibili, confortate dalla loro scelta “giusta”.

E mentre i migranti annegano nelle acque tempestose dei nostri mari, respinti dall’indifferenza di governi che proclamano democrazia e civiltà, a compiere questi atti ci sono uomini in giacca e cravatta, che nei loro uffici preparano leggi che negano la vita. Originale e crudo, questo è il nuovo volto della lapidazione.

### **La Rivoluzione dell’Essere**

Ma non finisce qui.

Chi rifiuta una vita vuota, chi rifiuta la sicurezza in cambio di una ricerca autentica di senso, è anch’esso un bersaglio.

A deriderlo sono i “realisti”, coloro che conoscono e accettano le regole del gioco; quelli che rinunciano ai sogni per abbracciare la banalità di un’esistenza programmata.

I bambini, educati secondo modelli normativi, crescono con l’idea che ogni differenza debba essere schiacciata.

E chi si distacca da questa norma viene punito.

Gli esperti e i tecnici del bene, vestiti di autorevolezza e competenza, applicano leggi e regolamenti, dimenticando l’individualità, la creatività, l’unicità del singolo.

### **La Maschera della Famiglia e dell’Amore**

Vi è poi la questione della maschera familiare: chi smette di recitare una parte, chi decide di mostrarsi per ciò che è, è messo al bando.

La famiglia, quel nucleo che auspichiamo caldo e accogliente, spesso diventa un’arena di giudizi e aspettative, dove il decoro diventa la priorità e ogni scostamento dalla norma un’offesa intollerabile.

In questo contesto, chi ama diversamente, chi sceglie relazioni non convenzionali, è visto con sospetto.

I moralisti, intrisi di principi rigidi, si ergono a giudici, difendendo valori che non hanno mai interrogato, solidificando così il cerchio della lapidazione morale.

### **Riconoscere la Propria Ombra**

A questo punto, ci si potrebbe chiedere: “Chi è il lapidatore?”

La risposta non è semplice.

La lapidazione moderna non è perpetrata solo da singoli individui, ma da una collettività che si nutre di dogmi e paure.

Le pietre ora sono invisibili, ma il danno che producono è reale.

Gli sguardi, le parole, gli atteggiamenti pregiudiziali continuano a colpire, a isolare, a uccidere l’essenza di chi ha osato essere diverso.

Non c’è più il rumore delle pietre che colpiscono, ma il silenzio pesante di chi viene lasciato solo.

La verità è un concetto che, per essere accolto, necessita di coraggio, e chi decide di abbracciarla si condanna spesso all’emarginazione.

### **Il Costo della Verità e la Legge Universale**

E così, ci ritroviamo a riflettere su di noi.

Se leggendo queste parole percepisci un peso nel petto, forse riconosci un’esperienza personale.

Forse ti sei trovato, almeno una volta, tra coloro che sono stati lapidati.

Nella solitudine, nell’esclusione, hai sentito il freddo della disapprovazione.

Coloro che si sentono a posto, che non interrogano le loro azioni, non si pongono domande.

L’ordine, la normalità, sono il loro baluardo, e con esso si sentono invulnerabili.

Ma chi cerca la verità, chi briglierà contro le convenzioni, resterà sempre ai margini.

La coscienza, oltre i confini della storia, insegna una lezione fondamentale:

**la verità ha sempre un costo**.

E il prezzo, quasi sempre, lo pagano gli stessi. Coloro che si oppongono, che resistono, che non si piegano, sono spinti ai margini, creando un’anomalia in una società che si nutre di conformismo.

## **Epilogo: La Luce della Verità**

In questo viaggio nei meandri dell’esistenza umana, ti invitiamo a riflettere.

Siamo tutti, in qualche modo, chiamati a diventare i custodi della verità, a balzare oltre le paure collettive e a resistere alla tentazione di diventare lapidatori.

La vera libertà nasce dal coraggio di essere se stessi, di attraversare i confini del giudizio, di scoprire la propria voce in un mondo che ha paura dei diversi timbri.

Riconosciamo, quindi, la nostra responsabilità. Possiamo scegliere di essere i lapidatori o di tendere una mano a chi è in difficoltà.

Solo così la lapidazione che non finisce potrà trovare pace, il ciclo della violenza potrà essere spezzato, e la verità potrà finalmente trionfare, ridando vita a un’umanità spesso dimenticata.

Conclusione: **Ricordiamo Santo Stefano. Non solo nel dolore, ma anche nella speranza.** 🌿


Posted

in

by

Tags:

Comments

Lascia un commento