“Nun c’è trippa pe’ gatti“

Nel silenzio perenne dell’Oriente Eterno risuona ancora la voce del Fratello Ernesto Nathan, il 9 aprile 1921 è la data in cui il suo spirito si è elevato oltre il velo della materia, lasciando dietro di sé un’impronta indelebile, un cammino luminoso tracciato nel tessuto stesso della storia e della massoneria italiana. L’uomo, il libero muratore, il repubblicano mazziniano, il Sindaco illuminato di Roma, incarnò l’ideale esoterico di una vita vissuta in armonia con i Principi supremi che la Libera Muratoria custodisce gelosamente: libertà di pensiero, uguaglianza, fratellanza universale e progresso civile.
Ernesto Nathan non fu soltanto un amministratore pubblico; fu un architetto dell’anima sociale, che plasmò la capitale d’Italia secondo i dettami della Luce interiore, edificando le fondamenta di una città nuova, libera da oscurantismi e parzialità.
Il primo piano regolatore moderno, l’Azienda Tramviaria Municipale, le case popolari e l’avvento di un’istruzione laica per tutti furono vessilli del suo progetto iniziatico, scintille accese sotto il suo magistero terreno che ancora oggi illuminano il cammino della città eterna.
La sua doppia esperienza come Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia sancì un legame profondo tra l’uomo e l’Ordine, una simbiosi che trasformò la Massoneria da mera associazione fraterna a missione di vita, da dovere rituale a servizio attivo nella realtà profana.

Insignito del 33° ed ultimo grado del Rito Scozzese Antico Accettato, Nathan visse la Massoneria non come una semplice appartenenza, ma come un vincolo sacro che gli imponeva di agire secondo la squadra e il compasso, gli strumenti simbolici che guidano ogni Fratello lungo la via della conoscenza e della rettitudine morale.
Il nucleo esoterico del suo pensiero si radicava nel rispetto assoluto della laicità delle istituzioni, principio archetipico che riflette il distacco dalla tirannia dell’ignoranza e della superstizione, aprendo la Porta verso un mondo in cui l’Uomo è libero creatore del proprio destino.
“Libertà di pensiero” non è solo un diritto civico ma il fulcro alchemico della trasformazione interiore, la fucina dove si forgiano mente, cuore e spirito, affinché si elevino alla condizione di Sovrani di sé stessi.
La figura del Fratello Nathan trova il suo eco più potente nella città di Ravenna, scrigno arcano di tradizioni mazziniane, custode delle spoglie del venerato Maestro Giuseppe Mazzini.
La madre di Ernesto, Sara Levi Nathan, fu colei che trasfuse dentro di lui quel sacro fuoco, il cimento iniziatico che alimenta il desiderio di giustizia e libertà.
Nel curare la pubblicazione degli Scritti mazziniani e difendendone la memoria, Nathan consacrò la sua vita al perpetuarsi di quell’ideale, trasformandolo in un faro per le generazioni future.
Ricordare il Fratello Ernesto Nathan a 105 anni dal suo passaggio all’Oriente Eterno significa riprendere il filo di un insegnamento senza tempo, quello che trasforma la Politica in “Arte Reale.”
Questa Arte non è mera strategia o meccanismo di potere, ma un’alchimia sacra che converte l’ordinario in straordinario, il personale in universale, e il dovere in vocazione.
La sua azione politica, guidata dai Principi massonici, fu un’alchimia sociale che elevò il Bene Comune al vertice della Piramide, l’ideale supremo verso cui ogni Fratello è chiamato a tendere.
Nel mistero dei Simboli, nell’eco dei rituali, brilla ancora il triplice fraterno abbraccio che lega i Liberi Muratori di ieri e di oggi.
Ernesto Nathan ci insegna che la vera forza non risiede nel comando, ma nel servizio; non nella sopraffazione, ma nella tolleranza; non nell’ignoranza, ma nella visione chiara e illuminata del futuro.
Egli rimane l’archetipo del laico autentico, del repubblicano illuminato, del Massone verace, che antepose sempre il bene di tutti al proprio interesse, mostrando che solo così si può davvero costruire un mondo migliore.
Nell’ampio soffio della Tradizione Massonica, il ricordo del Fratello Nathan è il soffio vitale che alimenta il fuoco sacro, un richiamo incessante a percorrere con coraggio e dedizione la via della Luce, affinché anche noi possiamo elevarci, consapevoli che ogni nostro passo è parte di un disegno più grande, scritto dalle mani invisibili dei Maestri e sorretto dall’eterno compasso del Cielo e della Terra.

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