dI Giovanni De Ficchy
Vi spiego la crisi morale che affligge la Massoneria italiana; è una crisi di identità, di valori traditi, di compromessi al ribasso.
Non è una novità, intendiamoci, la storia della Massoneria è costellata di alti e bassi, di periodi di splendore e di abissi oscuri. Ma la situazione attuale, a mio parere, è particolarmente grave perché tocca il cuore stesso dell’Istituzione: la sua credibilità.
Si è persa la bussola.
Troppi fratelli, anziché servire l’ideale massonico di perfezionamento individuale e progresso sociale, hanno usato la loro appartenenza come strumento di potere, come lasciapassare per affari loschi e clientele politiche. La riservatezza, che dovrebbe proteggere il libero pensiero e la discussione, è diventata schermo per proteggere interessi particolari, a volte addirittura criminali.
Il problema non è tanto la presenza di “mele marce” – quelle ci sono sempre state e sempre ci saranno – quanto l’incapacità (o la mancanza di volontà) da parte degli organi dirigenti di estirparle con decisione e trasparenza.
Si preferisce insabbiare, minimizzare, proteggere l’immagine a tutti i costi.
Ma così facendo, si avvelena il pozzo, si mina la fiducia dei fratelli onesti e si regala linfa vitale ai detrattori.
La retorica dei “lavori in corso”, della “ricerca della verità”, del “bene dell’Umanità” suona vuota e ipocrita quando non è supportata da una condotta irreprensibile e da un impegno concreto per la legalità e la giustizia.
La Massoneria italiana deve fare i conti con il suo passato, con le sue ombre, con i suoi scheletri nell’armadio.
Deve ripensare il suo ruolo nella società, ridefinire i suoi valori, riformare le sue strutture.
Altrimenti, rischia di implodere, di diventare un guscio vuoto, un simulacro di ciò che un tempo è stata.
E questo, credetemi, sarebbe una perdita non solo per i massoni, ma per l’intero Paese.

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