figura tanto nota nel panorama musicale quanto avvolta dall’alone di mistero esoterico, rappresenta un ponte affascinante tra il mondo tangibile della musica popolare e le criptiche dimensioni della Massoneria.
Membro della Chelsea Lodge No. 3098, un cenacolo riservato ai fratelli massoni appartenenti al mondo dello spettacolo, Dorset incarna l’idea che l’arte e l’iniziazione esoterica possano coesistere in un sincretismo emblematico.
Nel 2017, la BBC ha prodotto un documentario in cinque parti dal titolo Inside the Freemasons, nel quale Dorset si concede una rara apparizione eseguendo il suo celebre brano “In the Summertime”. Questo episodio non è casuale, poiché la canzone, un inno spensierato e solare del rock britannico, cela simbolismi che riflettono la luce solare, elemento cardine in molte tradizioni iniziatiche dove il viaggio verso la conoscenza si manifesta attraverso l’illuminazione interiore.
Nel 1968, quando Dorset fondò il gruppo Good Earth, insieme a musicisti quali Colin Earl, Dave Hutchins e Ray Bowerman, si può rintracciare una dimensione arcaica, quasi rituale, nel passaggio da una formazione elettrica a una più acustica e skiffle con Joe Rush alla washboard.
Questo mutamento, oltre che musicale, pare suggerire un ritorno alle radici, un tentativo di riconnettersi con un’energia primordiale, in linea con i principi massonici di ricerca e purificazione.
Il passaggio a Mungo Jerry nel 1970, con altri cambi di formazione, coincide con la creazione di “In the Summertime”, un brano che Dorset compose in soli dieci minuti su una Fender Stratocaster di seconda mano durante una pausa dal lavoro in laboratorio presso Timex.
Questa rapidità creativa può essere letta come un’epifania, un momento culminante di ispirazione quasi metafisica, in cui la musica diventa veicolo di trasmissione di energie sottili.
Il fatto che Dorset lavorasse in laboratorio, luogo di esperimenti e trasformazioni, si presta a una simbologia alchemica: l’arte come trasmutazione dell’esperienza quotidiana in qualcosa di sublime.
Un dettaglio particolarmente intrigante riguarda il brano “Feels Like I’m in Love”, scritto originariamente da Dorset per Elvis Presley, icona archetipica del rock, ma mai registrato dal Re a causa della sua prematura scomparsa. La canzone, tuttavia, divenne un successo negli anni ’80 con la cantante disco scozzese Kelly Marie, raggiungendo il numero uno nelle classifiche UK. Questa doppia vita della composizione testimonia l’idea che il contenuto esoterico di un’opera può manifestarsi in forme diverse, adattandosi a differenti corpi ricettivi, e rendendo Dorset uno dei pochi autori a primeggiare nella hit parade sia con se stesso che con altri interpreti: un’analogia perfetta con il concetto massonico di trasmissione e moltiplicazione della luce.
È dunque nella figura di Ray Dorset che si intrecciano vari fili simbolici: la musica come rituale, la creazione come illuminazione improvvisa, e la Massoneria come guida nell’interpretazione della realtà sottile. Il suo percorso artistico si può leggere come un moderno cammino iniziatico, dove ogni canzone, ogni accordo, agisce come sigillo e chiave per accedere a conoscenze più profonde, celate dietro la facciata apparentemente semplice e festosa di brani come “In the Summertime”.
L’accesso alla Chelsea Lodge No. 3098, frequentata da celebri esponenti della cultura e del mondo dello spettacolo, sottolinea l’importanza del legame tra arte e spiritualità iniziatica. In questo sodalizio, Dorset non è solo un musicista, ma anche un alchimista dei suoni, un custode di archetipi mascherati dal ritmo e dal canto, un emissario consapevole del potere trasformatore della vibrazione sonora nel processo evolutivo dell’anima.
La partecipazione al documentario Inside the Freemasons ci offre un raro scorcio sulla dialettica nascosta tra il visibile e l’invisibile nell’opera di Dorset. La sua performance musicale acquista così un valore sacrale, un rito di passaggio pubblico che celebra la connessione tra il sé individuale e l’universo collettivo, illuminato dalla sapienza massonica che permea le sue scelte artistiche e personali.
In conclusione, l’eredità di Ray Dorset va ben oltre l’effimero successo commerciale. Essa si situa all’intersezione tra la musica popolare e la sapienza occulta, rivelando come l’arte possa essere al contempo veicolo di intrattenimento e tramite per l’illuminazione spirituale. Dorset e la sua musica sono testimonianza vivente della possibilità di integrare il profano con il sacro, incarnando così il vero spirito esoterico che anima la tradizione massonica e la ricerca dell’uomo verso la luce interiore.
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