The Graham Manuscript, 1726

Graham MS 1726 – Il manoscritto di Graham risalente al 1726 è un primo documento massonico che richiama Noè e questi 3 figli rispetto alla massoneria, un’allegoria alternativa alla leggenda di Hiram.

Cari fratelli tutti, prima di tutto tanta salute…!!!

Nel vasto e misterioso intreccio di simboli e miti che costituiscono il cuore della tradizione massonica, pochi racconti risuonano con la profondità e la risonanza del mito di Hiram Abif.

Questo archetipo non è solo una figura storica o leggendaria, ma un codice esoterico che invita ogni iniziato a un viaggio interiore di morte e rinascita, un cammino dall’oscurità dell’ignoranza alla luce della sapienza.

È affascinante scoprire come la prima traccia scritta di questa narrazione non si trovi nei testi più recenti che comunemente associamo alla Massoneria, ma in un manoscritto ben più antico: la Graham MS del 1726.

Qui, per la prima volta, emerge la narrazione centrale di un segreto perduto dopo una morte, e della sua disperata ricerca; un racconto che, sebbene evochi la figura di Hiram, si radica ancora in un mito più remoto — quello della morte di Noè e della ricerca dei suoi segreti da parte dei suoi figli.

Da queste origini si può percepire come la leggenda abbia subito un processo di rimodellamento, trasformandosi sotto la mano sapiente dei ritualisti del XVIII secolo come Desaguliers e Anderson.

Essi trasferirono il dramma dal patriarca biblico all’architetto del Tempio di Salomone, conferendo così al terzo grado massonico una struttura narrativa più coerente, filosoficamente densa e moralmente significativa.

In questo contesto, il passaggio simbolico dalla Pietra Grezza alla Pietra Perfetta, ovvero dalla condizione di apprendista a quella di maestro, assume un valore che va molto oltre la semplice cerimonia di iniziazione.

Non si tratta di una cronaca storica fatta di fatti e date, ma di una favola morale che parla al cuore e allo spirito di chi ascolta.

Essa rappresenta la morte dell’”io” materiale — quell’ego egoista e limitato che ci imprigiona nelle passioni e nelle illusioni — e la rinascita a una vita nuova, più alta, spirituale e intellettuale.

Come saggiamente ci ricordava Seneca, «la cosa più difficile è vivere, la maggior parte delle persone esiste solo».

Questo invito a una vita piena e consapevole si riflette nel sacrificio supremo di Hiram, che sceglie la morte piuttosto che tradire la sua integrità morale.

Il suo esempio invita ogni massone a riconoscere che il vero “salario”, la vera ricompensa dell’iniziazione, non risiede nelle ricchezze materiali – il metallo che cade nelle mani –, ma nel dominio sulle proprie passioni, nella padronanza della volontà e nell’acquisizione della Verità.

Questa Verità non è un semplice dato esterno, ma un sapere divino, nascosto dentro ogni anima, che l’iniziato è chiamato a scoprire attraverso fatica, disciplina e meditazione.

Non cercate dunque il segreto altrove: il Tempio che costruiamo non si trova nelle pietre o nel legno, ma nel santuario invisibile del nostro cuore, costruito «senza rumore di martelli», come un’opera sacra e silenziosa di purificazione e crescita interiore.

La storia di Hiram Abif diventa così uno specchio in cui ogni anima può riflettersi, riconoscere la propria crisi, abbracciare il proprio cammino di trasformazione e scoprire la propria immortalità spirituale.

In definitiva, il mito di Hiram è un faro che guida l’iniziato attraverso le tenebre della materia e dell’ignoranza verso la luce della conoscenza e della sapienza eterna.

È la metafora vivente di quella morte simbolica necessaria per morire a sé stessi e rinascere ad una vita autentica, più ricca e profonda.

Fratelli, custodiamo e meditiamo su questo grande insegnamento: la ricerca del segreto non è fuori di noi, ma dentro, nel tempio silenzioso del nostro essere più vero.

Solo così potremo raggiungere quella Maestria che non consiste nell’aspetto esteriore, ma nel dominio interiore che conferisce libertà, saggezza e pace duratura.

Che la luce di Hiram illumini sempre il nostro cammino e fortifichi il nostro spirito nel viaggio senza fine verso la Verità.


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