
“Impara a lasciare andare, questa è la chiave della felicità“
Nell’antico cammino iniziatico della massoneria, la frase “impara a lasciare andare” assume una risonanza profonda e simbolica.
Non si tratta di un semplice invito alla rinuncia passiva, ma di un’arte sottile e consapevole, quella del disbastamento della pietra grezza che ogni iniziato compie, affinché la propria anima si liberi dagli impacci dell’imperfezione.
Lasciare andare significa scolpire con decisione quelle catene invisibili che ci legano all’ego, agli attaccamenti terreni, agli orgogli e ai pregiudizi.
È un processo di purificazione che pone le fondamenta per la vera libertà massonica, ovvero la capacità di riconoscere che la felicità non risiede nell’accumulare beni o consensi, ma nel depurare l’anima da ciò che ne oscura la luce.
All’interno della Loggia, gli strumenti simbolici – il grembiule e la squadra – sono richiami costanti al nostro ruolo di costruttori temporanei e imperfetti.
Il grembiule, che avvolge il corpo, ci ricorda la nostra umiltà e la necessità di mantenere l’anima nuda dalle illusioni; la squadra, strumento di misura e rettitudine, ci invita a essere giusti e equilibrati nelle azioni e nei pensieri. In questo contesto, “lasciare andare” abbraccia significati molteplici:
- Liberarsi dall’illusione del controllo: l’Apprendista impara a obbedire con sottomissione consapevole, per poi governare sé stesso con saggezza e non con imposizione esterna. L’abbandono del bisogno di dominare il mondo esterno è il primo passo verso il dominio interiore.
- Rinunciare all’ego che trattiene tutto: il Compagno opera in sinergia con gli altri fratelli, dissolvendo la superbia che imprigiona l’individualità egoica. Lavorare per il bene collettivo conduce a una più alta comprensione di sé attraverso l’altro.
- Trascendere il materiale: il Maestro sa che il vero Tempio non è fatto di pietre o metalli, ma di spazi interni, di luce spirituale e verità eterne. Lasciare andare significa distaccarsi dalle cose effimere per abbracciare ciò che è permanente e sacro.
La massoneria non offre una felicità edonistica fatta di piaceri superficiali e fugaci, bensì una eudaimonia, una realizzazione etica e spirituale profonda che nasce dall’equilibrio dinamico fra volontà personale e accettazione del mistero.
È il Sole mattutino che illumina il Saggio quando questi depone la coppa vuota del passato, pronta a ricevere nuovi doni dalla vita.
Questo gesto simbolico rappresenta la morte iniziatica dell’“io” vecchio, l’abbandono delle illusioni precedenti che permette il rinascere ad una coscienza espansa.
La felicità massonica è, dunque, la pace conquistata da chi ha inteso che la Verità non è possesso da accumulare né dogma da difendere, ma un viaggio perpetuo e dinamico, un sentiero da percorrere con umiltà e impegno.
Non è un “lasciare andare” nichilista o fuga dal mondo; al contrario, è la liberazione dello spirito affinché possa agire nel mondo con maggiore potenza, efficacia e compassione.
La Legge della Polarità insegna che per edificare occorre prima demolire ciò che è superfluo e improduttivo: così, ciò che si lascia andare diviene parte integrante del processo di crescita e trasformazione.
Non si tratta di una perdita, ma di una trasmutazione: il peso inutile abbandonato si tramuta in energia leggera che eleva la colonna del massone verso la Luce.
La vera felicità si manifesta allora come leggerezza, come capacità di viaggiare soltanto con ciò che è essenziale, libero dal peso delle paure, delle aspettative e delle dipendenze.
Questo cammino, tracciato nelle tenebre della pietra grezza e illuminato dalla fiamma della conoscenza, conduce all’essenza più pura dell’essere: una felicità che non è meta, ma compagna di viaggio.
In conclusione, imparare a lasciare andare è il segreto custodito gelosamente dagli antichi Misteri.
È la chiave che apre le porte dell’Anima, che forgia il carattere del Fratello e che conduce oltre le ombre del sé limitato.
È la danza sacra della trasformazione, che unisce volontà e resa, costruzione e distruzione, morte e rinascita.
Solo così la felicità può davvero fiorire, non come illusione passeggera, ma come stato di grazia incarnato e vissuto nel quotidiano.

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