Il Copritore

Nel XVIII secolo, questa funzione era adempiuta dall’ultimo Apprendista mentre oggi, in alcuni Riti, incluso il R.S.A.A., è usanza che sia il Venerabile che ha appena lasciato la carica ad assolvervi: come in alto così in basso.

Ogni spazio sacro, ogni luogo destinato alla profonda ricerca interiore, ha bisogno di una soglia.

Questo confine non è una semplice linea divisoria, ma un portale che separa due dimensioni: quella profana, freneticamente caotica e spesso opprimente del mondo esterno, e quella sacra, serena e intensa dello spazio ritrovato dentro il Tempio.

Ogni soglia, a sua volta, ha bisogno di un guardiano, una presenza che la vegli con fermezza ma anche con saggezza, incarnando l’equilibrio tra protezione e apertura, tra limite e possibilità.

La carica di Guardiano della Soglia, distinta sovente in Interno ed Esterno, trascende la mera funzione di sentinella: essa è il vero garante del confine spirituale che custodisce la Loggia.

Il suo potere non risiede nella forza bruta, non nell’uso della spada sguainata come strumento di violenza, bensì in una vigilanza attiva che si fonda sull’esperienza e sulla consapevolezza.

Egli rappresenta la capacità di discernere ciò che deve entrare e ciò che deve restare fuori, proteggendo la purezza dei lavori dalla contaminazione delle distinzioni superficiali, dei pregiudizi radicati e delle urgenze mondane.

In questa figura si manifesta la funzione del filtro conscio, simile al delicato lavoro di una mente sveglia che, nel silenzio interiore, soppesa ogni impulso, ogni pensiero e accoglie solo ciò che è necessario e opportuno per il cammino iniziatico.

Il Guardiano vigila sulla porta del Tempio per assicurarsi che i Lavori si svolgano “al coperto”, al riparo da sguardi indiscreti e distrazioni esterne: è lui a verificare l’identità e la preparazione di chi chiede di varcare quella soglia.

Perché attraversarla non è un atto banale: richiede il giusto stato d’animo, la giusta disposizione spirituale e intellettuale.

La soglia non ammette superficialità né negligenza: è un confine sacro e come tale va rispettato.

A livello individuale, il Guardiano della Soglia incarna l’architetto della nostra psiche, colui che protegge la mente dalle invasioni di pensieri tossici e dal rumore incessante di background che il mondo moderno riversa senza posa.

La sua spada, filiforme e lucente, è l’arma simbolica che taglia i legami con la frenesia profana e ci ricorda l’importanza di disconnettersi dall’inutile per concentrarsi sull’essenziale.

Senza questo ruolo, il Tempio, che non è solo un edificio ma uno stato dell’essere, non potrebbe essere quel luogo protetto dove la ricerca della verità e il lavoro su di sé si manifestano in tutta la loro potenza trasformativa.

Storicamente, nel XVIII secolo, questa funzione era affidata all’ultimo Apprendista, il più giovane tra gli iniziandi, colui che con umiltà e rigore doveva imparare a difendere il sacro confine prima di essere ammesso alle profondità del sapere esoterico.

Oggi, in alcuni Riti, incluso il Rito Scozzese Antico ed Accettato (R.S.A.A.), è consuetudine che il compito venga assunto dal Venerabile uscito dalla carica, secondo quel principio ermetico di “come in alto così in basso”.

È un atto carico di simbolismo e di continuità, un passaggio di testimone che affida a chi ha già guidato la Comunità la responsabilità di vigilare affinché tutto si svolga in armonia e rispetto.

In un’epoca segnata dall’iper-connessione, dallo scambio continuo e dalla sovraesposizione ai messaggi e agli stimoli esterni, la figura del Guardiano assume un valore ancora più profondo e urgente.

Egli ci interpella con la sua presenza silenziosa e decisa: sappiamo ancora proteggere i nostri spazi interiori?

Siamo capaci di stabilire confini sani, di erigere barriere invisibili che salvaguardino la nostra tranquillità mentale e spirituale?

La risposta a queste domande si cela nella saggezza del Copritore, il Guardiano della Soglia.

Il Copritore non è dunque un semplice custode fisico, ma un archetipo vivente della nostra capacità di discernimento, di attenzione e di cura verso ciò che davvero merita di abitare il nostro Tempio interiore.

La sua spada, sempre sguainata ma mai aggredente, è un simbolo di volontà ferma e compassione discreta: essa taglia via il superfluo per lasciare spazio alla luce della verità.

In conclusione, il Guardiano della Soglia è molto più di una figura rituale: è il custode della sacralità stessa del cammino iniziatico.

Attraverso di lui apprendiamo che ogni ricerca autentica richiede confini definiti e protetti, che ogni viaggio verso la luce si fonda su una soglia vigilata da chi sa riconoscere la dimensione profana da quella autenticamente sacra.

Il suo esempio, oggi più che mai, ci invita a riscoprire il valore del silenzio, della concentrazione e del rispetto per quel sacro spazio dentro noi stessi, dove il vero lavoro alchemico ha luogo.

Così, al di là dei tempi e delle mode, il Guardiano della Soglia rimane il nostro riferimento imprescindibile, il 𝐂𝐨𝐩𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞, la presenza silenziosa ma incisiva che ci guida nel proteggere, difendere e valorizzare ciò che è essenziale e sacro nella nostra esperienza esoterica e umana.


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