
Supremo Consiglio del 33^ GRADO del Rito Scozzese Antico e Accettato – Heredom 1807
Giurisdizione per L’Italia e sue dipendenze
Preambolo
Nel nome della Libertà che illumina la coscienza, dell’Uguaglianza che riconosce in ogni essere umano una dignità inviolabile e della Fraternità che unisce ciò che appare separato, noi, membri del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato – Heredom 1807TH, consapevoli della responsabilità affidata alla nostra parola e al nostro operato, proclamiamo solennemente i principi che orientano il nostro cammino comune.
Non intendiamo questa dichiarazione come un semplice atto formale, né come una formula priva di conseguenze.
Ogni parola pronunciata davanti alla comunità dei Fratelli e delle Sorelle è una pietra posta nel Tempio interiore; ogni impegno assunto è un vincolo morale; ogni proposito dichiarato è un segno tracciato sulla via che conduce dall’ignoranza alla conoscenza, dalla discordia all’armonia, dalla servitù alla libertà.
L’Antico e Accettato Rito Scozzese, nella sua dimensione iniziatica, simbolica e filosofica, invita l’essere umano a riconoscere in sé il luogo nel quale si incontrano luce e tenebra, materia e spirito, memoria e avvenire.
Esso non sostituisce la coscienza, ma la educa; non impone una verità particolare, ma incoraggia la ricerca incessante della verità; non promette privilegi, ma esige disciplina, rettitudine e servizio.
In virtù di quanto precede, noi affermiamo quanto segue.
Articolo I – Del vincolo fraterno
I membri del Supremo Consiglio si impegnano liberamente e volontariamente a prestarsi mutuo soccorso, a dimostrare fraternità e rispetto in ogni circostanza, secondo i valori eterni, immutabili e universali professati dai Massoni di tutto il mondo.
Il mutuo soccorso non deve essere inteso come favore personale, protezione interessata o copertura di comportamenti contrari alla legge, all’etica o alla dignità umana.
Esso è, innanzitutto, disponibilità all’ascolto, solidarietà nei momenti di difficoltà, sostegno morale nelle prove, incoraggiamento nello studio e partecipazione responsabile alla vita comune.
Essere Fratelli e Sorelle significa riconoscere nell’altro una parte del medesimo disegno umano, anche quando le opinioni, le esperienze o le sensibilità divergono.
La Fraternità non richiede uniformità: richiede rispetto.
Non cancella le differenze: le ordina entro una più alta armonia.
Non pretende di eliminare il dissenso: insegna a viverlo senza odio, senza umiliazione e senza violenza.
Chi entra nel Tempio porta con sé la propria storia, le proprie ferite, le proprie speranze e i propri limiti.
Nessuno è chiamato a presentarsi come perfetto. Ogni iniziato è, piuttosto, un’opera in divenire, una pietra ancora da levigare. Per questo il giudizio deve essere accompagnato dalla comprensione, la fermezza dalla benevolenza e la correzione dall’esempio.
La nostra Fraternità sarà autentica soltanto se saprà manifestarsi tanto nei momenti solenni quanto nelle circostanze ordinarie: nella parola mantenuta, nella discrezione, nella lealtà, nella capacità di chiedere perdono e nel coraggio di difendere la dignità di chi è esposto all’ingiustizia.
Articolo II – Della libertà dell’impegno
Ogni adesione ai principi del Rito deve essere libera, consapevole e volontaria. Nessun vincolo iniziatico può essere autentico se nasce dalla paura, dalla costrizione, dall’interesse personale o dal desiderio di conseguire potere e riconoscimento.
La libertà massonica non è arbitrio. È la capacità di governare se stessi alla luce della ragione, della coscienza e della responsabilità.
È il superamento delle passioni che rendono l’essere umano schiavo dell’ira, dell’avidità, dell’invidia, dell’orgoglio e dell’intolleranza.
L’uomo libero non è colui che fa tutto ciò che desidera, ma colui che ha imparato a distinguere il desiderio dal bene, l’impulso dalla scelta, la parola dall’azione e il diritto dalla pretesa. La libertà autentica si riconosce nella responsabilità con cui ciascuno assume le conseguenze dei propri atti.
Per questa ragione, ci impegniamo a sostenere reciprocamente i nostri membri senza altre condizioni se non quelle stabilite dall’etica, dalla legge, dai buoni costumi e dal rispetto dell’istituzione.
Nessuna solidarietà potrà mai trasformarsi in complicità; nessuna obbedienza potrà mai giustificare l’ingiustizia; nessun titolo potrà mai prevalere sulla dignità della persona.
Articolo III – Della conoscenza e del lavoro
Ci impegniamo a sviluppare progetti di interesse locale, nazionale, regionale e globale nei campi della letteratura, dell’istruzione, della ricerca, della storia e del simbolismo della Massoneria.
La conoscenza è una luce che non diminuisce quando viene condivisa. Al contrario, essa cresce attraverso il dialogo, la verifica, la libera discussione e il confronto tra prospettive diverse.
Ogni studio autentico deve essere condotto con rigore, onestà intellettuale e rispetto delle fonti.
La ricerca massonica non può ridursi alla ripetizione di formule, leggende o interpretazioni non sottoposte a esame. Il simbolo non teme la ragione; il mistero non è ignoranza; l’esoterismo non è credulità.
Ciò che è nascosto non deve essere confuso con ciò che è falso, e ciò che è antico non deve essere considerato vero soltanto perché antico.
Il lavoro iniziatico consiste nell’imparare a leggere su più livelli: il segno nella sua forma visibile, il significato nella sua dimensione morale, l’idea nella sua profondità filosofica e l’esperienza nella sua trasformazione interiore.
La squadra e il compasso, la pietra grezza e la pietra cubica, il filo a piombo e la livella non sono ornamenti del linguaggio rituale: sono strumenti di interrogazione della coscienza.
In definitiva, lavoriamo per orientare la conoscenza verso il raggiungimento dell’emancipazione e della liberazione dell’essere umano dalle sue catene: catene materiali, sociali, culturali, psicologiche e spirituali. Nessuna liberazione è completa se non comprende la possibilità di pensare, imparare, parlare, scegliere e vivere con dignità.
Articolo IV – Della dignità universale
Intendiamo la Massoneria come un’associazione iniziatica composta da uomini e donne liberi, di buon carattere, posti in condizioni di parità e senza alcuna discriminazione basata su razza, colore, sesso, lingua, religione, opinioni politiche o di altro genere, origine nazionale o sociale, condizione economica, nascita o qualsiasi altra condizione personale o sociale.
L’essere umano non può essere ridotto alla sua provenienza, al suo aspetto, alla sua fede, alla sua professione, al suo patrimonio o al ruolo che ricopre nella società.
Ogni persona possiede una dignità che precede qualunque classificazione e che nessuna autorità può concedere o revocare.
La Fraternità iniziatica deve essere più ampia dei pregiudizi del mondo profano. Essa non può riprodurre al proprio interno le gerarchie fondate sul denaro, sulla fama, sull’appartenenza politica o sul prestigio sociale.
Il Tempio è autentico quando accoglie la persona per ciò che è e per ciò che può diventare attraverso il lavoro, non per ciò che possiede.
Riconosciamo la piena partecipazione delle donne alla ricerca filosofica, simbolica e iniziatica, in condizioni di pari dignità, pari responsabilità e pari accesso ai percorsi di studio e di perfezionamento. La conoscenza non appartiene a un sesso, a una classe o a una tradizione esclusiva: essa è patrimonio dell’umanità.
La libertà di coscienza costituisce un principio irrinunciabile. Ogni individuo deve poter interrogare il significato dell’esistenza, aderire o non aderire a una confessione, modificare le proprie convinzioni e ricercare il vero senza imposizioni. La laicità, intesa come garanzia di libertà e di pluralismo, protegge tanto il credente quanto il non credente e consente a ciascuno di contribuire alla vita comune senza subire discriminazioni.

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